I “Cosmopòliti” Le ragioni dello spirito

I “Cosmopòliti” Le ragioni dello spirito

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Hanno già inciso un CD autoprodotto dal titolo “Mantra” “…che – spiega Maurizio Sparacello, voce solista del gruppo – vuol dire raggiungere l’equilibrio mentale tramite la musica.”
Hanno vinto nel 1991 la manifestazione “Nota Match”, competizione tra gruppi musicali palermitani, organizzata dall’Alibi Club, che è anche la storia di una promessa mancata.
“Ci avevano garantito la produzione di un demo-tape”, dice Marcello Fai, bassista dei “Cosmopoliti“, “promessa mai mantenuta.”
La loro storia è analoga a quella di altri gruppi per i quali la musica è una passione; anni di “cantina”, ore e ore di studio, sacrifici personali e progetti e speranze spesso deluse.
È Fabrizio Giambanco, il batterista, a porre l’accento sulla mancanza di spazio per i giovani artisti;
“In una città come la nostra, dove comunicare anche e soprattutto attraverso la musica diventa un’impresa” “Ma ciò non ci ha scoraggiati – replica Tiziano Zummo, chitarrista ritmica della band – tant’è che la scelta del nostro genere musicale parla da sola.

Il nostro è un rock mediterraneo, indipendente, con influenze di tipo orientale, convinti che questa filosofia sia il vero antidoto alle stesse e ai condizionamenti che limitano la voglia di esprimersi. Siamo convinti che la ricerca di una cultura positiva eviti il “ghetto dell’incomunicabilità”. “È proprio nel carattere universale della musica e nella sua possibilità di far star bene che noi crediamo e lo dimostreremo”. conclude Roberto De Petro, chitarra solita del gruppo.
In uno dei tanti pub dove i Cosmopòliti si esibiscono, tutto ciò si è concretizzato.
Dopo una breve introduzione strumentale la band attacca “Alter Ego“, “Delizie“, “Veleno“, solo alcuni brani che riescono a trasmettere la forza “trasgressiva” della comunicazione.
Il pubblico segue, si riscalda, batte il tempo, applaude in un crescendo di esplosione di gioia, di voglia ritrovata di essere insieme.
Bravi ragazzi, anche noi vogliamo credere, e credere che, se è vero che esiste il “branco”, è pure vero che da esso se ne esce.

Lia Di Peri